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Non ci si
abitua mai al traballare dell’aereo, sotto di me laghi e
foreste immense bucate ogni tanto da piccole piazzole verdi
in cui spiccano come puntini, rosse case di legno. Il paese
dei mille laghi è lì sotto di me, si sta lentamente
avvicinando con i suoi salti leggendari, i suoi dossi
mozzafiato, la mecca dei rally, quello che ogni rallysta
sogna di fare almeno una volta nella sua vita, il rally più
bello del mondo.
Sono partito come un bambino che si sta recando a
Disneyland, felice di questa pazzia senile alimentata
dall’incoscienza e dalla consapevolezza che la parola
d’ordine è divertirsi. Un regalo fatto a me stesso e
soprattutto per la persona che con me avrebbe condiviso
quest’avventura.
La Volvo che ci danno all’AVIS come muletto non è un
granché, sembra la macchina del parroco e ha anche parecchi
chilometri sulla gobba, più che una macchina per fare le
ricognizioni sembra la macchina del Vescovo, in compenso ci
stanno i bagagli e il comfort non è male, almeno la F.I.A.
ci risparmia dal montare il GPS, forse hanno immaginato che
in fin dei conti siamo degli sfigati in gita premio, tanto
chi li passa gli 80 all’ora con quella credenza, ci mancano
le tendine e i vasi di fiori ai finestrini e poi sembriamo
proprio gli zingari.
Non importa e il giorno seguente alle 8 in punto siamo in
fila indiana ad aspettare che i solerti commissari aprano
ufficialmente le ricognizioni, me la rido assieme a
Scattolin, Bettega e Capolongo mentre illustro loro le doti
della potentissima Volvo SW super mezzolitro… di birra però,
intanto un pallido sole inizia a penetrare nella foresta e a
riscaldare una tiepida estate che qui in Finlandia nei
giorni migliori pareggia il nostro autunno inoltrato, ma
loro girano sempre e comunque in maniche corte.
Finalmente tocca a noi, non è difficile fare le note, il
problema è solo capire i dossi e i salti… qui è tutto un
dosso e un salto, si passa più tempo per aria che per terra,
anche se poi in realtà è fondamentale conoscere dove mettere
le ruote. Se non lo si è mai fatto, questo rally diventa
davvero dispettoso e si finisce con il transitare sempre con
la marcia sbagliata e in posti dove non si dovrebbe proprio
andare.
La prima giornata di ricognizione passa tranquilla anche se
a dire il vero con quei ritmi imposti dalla F.I.A. è un
miracolo fare note e correzioni, praticamente lavoriamo 14
ore senza mai fermarci un secondo, alla sera ho gli occhi
strabici e il pollo che ci prepara la padrona della
casa/albergo sembra perfino una prelibata leccornia dopo la
giornata passata a biscotti e caramelle.
Ripartiamo il mattino seguente, musi lunghi e discussioni a
non finire, accompagnano i cento e passa km del
trasferimento per andare alla prova. Anche la Finlandia è
tremenda, ci sono limiti assurdi dappertutto e se non li
rispetti ti mettono in galera, autostrada a 110 poi di colpo
a 60 e quindi tutti a 59, non ce n'è uno che vada a 61, ai
lati della strada macchinette fotografiche dappertutto
pronte a recapitarti un servizio fotografico senza
precedenti, però con bollettino allegato in Euro, ritiro
della patente e probabilmente l'ergastolo...
La schiena mi duole come se mi avessero picchiato con il
bastone, l’umore è a terra, doveva essere una vacanza ed
invece è un patimento, sopravvivo, ma ho già voglia di
tornare a casa.
Sono le 14,15 quando affronto una rotaia sulla ps 14, a
passo d’uomo, stiamo ancora scrivendo le note, e poi con la
credenza dove vuoi andare, le pietruzze strisciano sotto e
subito sento odore di olio motore, “Cazzo la coppa
dell’olio!” grido. Mi fermo a destra appena dopo, giusto per
vedere una bella chiazza di olio nero scendere ridacchiando
dalla paratia in plastica sotto al motore, siamo fermi e
mancano ancora 4 prove da fare.
Chiamo disperatamente Pekka il tipo dell’AVIS, urlandogli
disperato “We are stopped on the stage 14” Costui sembra un
messicano che sta facendo la siesta, risponde a tratti con
frasi sconnesse e confuse, mi agito, urlo sbraito, mi
richiama lui, urlo ancora, il tempo passa e stiamo là come
dei tonti a vedere gli altri passare.
Dopo un’ oretta mi chiama ancora e dice che manda un carro
attrezzi a prenderci, “NO voglio un’altra macchina e che
cazzo, come finisco io le ricognizioni!!” Dice che non ne
ha, mi incazzo ancora di più in un inglese “slang” in cui
nemmeno io so cosa dico, alla fine dopo quasi tre ore arriva
una nuovissima Saab bianca, nuova di zecca, secondo me
l’hanno comprata per mandarcela. Stacchiamo i numeri e
ripartiamo a tuono verso le prove che ci mancano. A fine
della 14 non c’è più nessuno per cui tiriamo dritto e
andiamo alla 16/17. Dopo esserci persi in una rotonda per
almeno mezz’ora a girare perdutamente un paese di ben
quattro case, finalmente riusciamo a trovare la via che ci
porta alla prova. Qui per colmo di fortuna ci sono ancora i
“marshall” e riusciamo almeno a fare un passaggio, la prova
è brutta, stretta ed insidiosa, scriviamo le note in fretta,
ma non riusciamo a rifarla, puntiamo tutto sulla prossima
che è più lunga e difficile, qui riusciamo a fare almeno i
due passaggi. Torniamo a Jyvaskyla per provare la prova
spettacolo, ma anche qui giriamo tutta la Finlandia prima di
trovarla. Per miracolo riusciamo ad entrare perché gli
organizzatori hanno prorogato l’orario di qualche ora visto
che non siamo stati i soli ad avere problemi.
Arriviamo in albergo che ormai è notte e qui la notte arriva
molto tardi.
Il giorno dopo tutti vanno allo Shakedown, ma per noi ovvio
che non è previsto, la nostra macchina è stata il muletto di
Frisiero e la giornata servirà per lavarla e metterla almeno
in condizioni di verificare. A me va bene, non importa che
sia una EVO VII del 2002, quasi una omologazione scaduta e
anche se non l’ho mai guidata prima me ne importa ancora
meno, qualche santo provvederà, mi basta solo non mettermela
in testa. L’unico problema è che non ci sto dentro e il
buono e paziente Giorgio della GCar fa miracoli per spostare
il sedile finchè riesco almeno a girare il volante. Non
avevo proprio pensato che le mie dimensioni facessero a
pugni con quella macchina, ne avevo guidata una tempo fa e
non ci stavo male dentro, però non era in gara a pensarci
bene. Insomma sembro una rana e ad ogni sterzata a sinistra
picchio il gomito sul roll bar emettendo un’eresia diversa a
seconda dell’intensità della botta, ci rido su tanto è un
gioco.
Intanto passiamo la mattinata a trovare l’uscita della prova
spettacolo setacciando l’impianto di Killeri metro per metro
come se cercassimo l’oro. Ci saranno poi i commissari, penso
tra me e me senza proferire parola, ho sempre odiato fare le
ricognizioni dei trasferimenti e i miei navigatori passati
non me le hanno mai fatte fare, leggevano le cartine come
fosse niente in gare dove si andava in giro per settimane...
Mah...!
Quando arriviamo noi a Killeri molta gente se l’è già
svignata, fa freddo e il sole è basso e giallastro, partiamo
con un numero alto e molti si sono già smarronati di vedere
fracassoni che girano. Mi mettono in coppia con Bruschetta,
lui a sinistra con la Subaru io a destra…
E’ bello vedere il semaforo accendersi, sembra di essere
davvero al mondiale, nessuna emozione, sono più tranquillo
che quando da ragazzino sparavo ai fringuelli fiondate con
palline di ferro, senza colpirne mai uno.
VIA!! Mollo la frizione e Bruschetta è già 20 metri avanti,
non sento il rumore del motore, non c’è la luce per cambiare
e nemmeno il limitatore di giri, secondo me tiro la prima a
15 mila prima di capire che devo mettere la seconda e tiro
questa a 18 mila prima di capire che devo guardare il
cruscotto per capire quando cambiare, speravo almeno ci
fosse il limitatore ma questo proprio non c’è e pensare che
predico tutto il giorno di non passare i 4.500 con la Mitsu.
Ecco il salto arrivare, la sera prima parlando a tavola mi
avevano dato versioni differenti: Gigi Galli che ovviamente
fa testo a modo suo “è strapieno sei matto a mollare!” e
invece Frisiero “ Io schiaccio il sinistro prima se no
picchi il muso e rompi tutto” ecco… il salto sta arrivando e
a chi devo credere?
Opto per Frisiero che è più normale ovviamente, anche perché
rompere tutto là mi farebbe davvero incazzare più di quello
che sono già.
Salto un po’ da codardo e picchio per bene il muso come un
vero tontos, intanto Bruschetta se ne va, mi rendo conto che
sto guidando male, sempre troppo alto di giri, ma… o guardo
il contagiri o guardo la strada anche perché ho il volante
giusto in mezzo. Secondo me gli spettatori pensano che mi
sia perso o che sia un alterato cascato dentro la prova per
errore dei commissari. Ed ecco il secondo salto “Che faccio
ora?” Dò una bella frenata e fanculo lui e tutti gli
spettatori, faccio pena quasi non salto... che vergogna,
alla fine prendo solo 4 secondi dagli altri del mio gruppo,
che considerando tutto non è tanto, girando in quel modo
indegno. “Domani è un altro giorno” penso mentre tolgo
l’impalcatura formata da casco, collare, sottocasco,
cinture, un casino, mi sembra di essere ingessato al
volante, come si stava bene ai miei tempi… e come andavo più
forte! Ma cosa ti è mai saltato per la testa di venire qua!
Ed eccoci finalmente alla prima tappa, si inizia a fare sul
serio, le prove più belle della Finlandia e del Mondiale
sono qui, davanti a me, è una fredda mattina con pioggerella
fina che spalma la terra con il fango rendendo scivoloso il
terreno.
Mi sento più deciso del giorno prima, per quel poco che ho
potuto fare, il commissario mi chiama avanti alla partenza
della prova con un paletto che segna dove fermarsi, c’è un
buco enorme per terra, preferisco restare un po’ indietro,
nella parte discendente in modo da facilitare la partenza
della macchina, inoltre si parte già in discesa per cui
muovere la macchina sarà molto facile…
Infatti al via mollo la frizione e sento un colpo secco, la
macchina va senza trazione, lentamente nella discesa mentre
le note arrivano come se fossimo normalmente in prova.
“Abbiamo rotto la frizione, siamo fermi” urlo cercando di
farle capire che non serve continuare a chiamare a caso,
lascio che la macchina vada avanti cercando di parcheggiare
la povera Mitsu fuori dalla strada.
Mi sento morire, nemmeno un metro percorso, tutto finito!
Rivedo tutti i ritiri della mia vita in un solo secondo,
ripenso alla famosa promessa, a Dio ai Santi ai vivi e ai
morti… mando tutti a fanculo compreso un tonto che mi vuole
far bere una birra a tutti i costi, felice che io sia là.
Mi infurio prendo a calci la macchina, tiro mezzo milione di
eresie, non serve a niente la Mitsu è là ferma beffardamente
a cento metri dallo start ps, tratto che abbiamo percorso
senza motricità, solo per inerzia in discesa.
Salgo in macchina e chiamo l’agenzia di viaggi per cambiare
i voli, ne ho le tasche piene di questa avventura che finora
mi ha dato solo dispiaceri, piango, rido non so più che dire
e che fare anche perché il rapporto in macchina è
deteriorato appena atterrati in Finlandia e quello che era
non è più senza una ragione plausibile, come se non bastasse
mi sento preso per il culo anche dal destino …
In quei momenti è davvero difficile ragionare, mi riportano
a inizio prova a traino di una scassata vettura e là aspetto
non so quanto tempo che mi vengano a recuperare da più di un
centinaio di km.
Giorgio e i ragazzi della GCar sono fantastici e quasi
chiedono scusa loro del problema, mi incoraggiano a
ripartire anche se in cuor mio vorrei tornarmene a casa, non
me ne frega più niente.
Alla fine decido di ripartire almeno per ammortizzare le
spese, mi tappo il naso e risalgo in macchina, con la voglia
che ha il condannato di sedersi sulla sedia elettrica.
La prima prova è un disastro, sembra l’Acropoli, pietre e
sassi, rotaie, partiamo quasi ultimi dietro abbiamo il
lattaio, il postino e un paio di Fiesta che a momenti vanno
più di noi. Parto abbastanza tranquillo e alla seconda curva
trovo un pietrone di dimensioni ciclopiche, lo prendo sotto
e schiaccia il paracoppa ma per fortuna non si rompe nulla,
faccio ancora un chilometro e vedo uno spettatore che mi fa
segno di andar piano, infatti c’è una curva con del ghiaione
e un paio di millesei ammucchiati, vado a vista perchè le
note o non le sento io o arrivano quando vogliono loro in
sequenze “random” dove lente e veloci hanno la stessa
cadenza, ma non ci faccio caso mettendoci tutto il fairplay
possibile per cercare di recuperare la situazione, ogni
tanto metto la quinta ma sento che non riesco a tenerla, è
troppo rischioso non conoscendo la strada e non fidandomi
delle note, di nuovo vado troppo alto di giri, ma davvero è
difficile senza sentire il motore e senza limitatore e/o
luce, vado come posso ma mi sento davvero imbranato, guardo
se quello dietro mi prende anche sapendo che dietro ho il
lattaio e sono alquanto deconcentrato.
La prova finisce e un fumo acre sale da sotto, timbriamo
allo stop e appena fuori scendo a vedere che succede, alzo
il cofano ed esce del fuoco “Dammi l’estintore svelta!” il
paracoppa ha preso fuoco andando a toccare lo scarico,
scopro che è quello da asfalto sottile come una carta
velina… “Almeno siamo leggeri” dico ridendo. Le prove della
seconda tappa sono le peggiori del rally, strette ghiaiose e
molto insidiose, cerco solo di non appendermi da qualche
parte, ogni tanto vado anche benino nel guidato in mezzo al
bosco, ma appena c’è da tener giù me la faccio sotto anche
perché onestamente non sento proprio le note e quando le
sento non mi fido... e poi che voglia ne ho, ho il cuore a
pezzi sono avvilito e ho paura di fare ancora peggio e di
incartarmi da qualche parte, sembra che ci sia il malocchio
sopra di me, forse non la dovevo proprio fare questa gara...
La prova dopo è un po’ più bella anche se molto veloce,
rischio quasi di divertirmi in qualche passaggio ma alla
fine dove c’è da tener giù non se ne parla.
Un’altra prova in trasferimento causa un incidente e si va
al parco con un trasferimento da incubo fatto a velocità
“codice” almeno qui riesco a tenere il passo dei migliori…
Si riparte per un altro giro, non ricordo nemmeno che prove
e come le ho fatte, nel dosso dov’è uscito Gigi a momenti mi
stampo anch’io, una ghiaia malefica e io che sono stato
forse un pelino largo, un passaggio bellissimo, ma la perdo
per un secondo o due e subito vedo il gufo nero arrivare, la
lascio andare un po’ e quando vedo che ci sto la richiamo e
rimetto giù, per quel poco che riesco a mettere giù ovvio,
alla mia destra scorrono le vetture ammucchiate come da un
rottamaio, Gigi, Andersson e Salo e a momenti ci vado
anch’io a rinforzare la compagnia, almeno picchiavo a destra
però, era l’unica cosa positiva che poteva succedere.
Ripetiamo la prova che avevamo fatto in trasferimento,
quella dove avevamo rotto la coppa del Volvo, sembro uno
zombie, giri troppo alti, marce messe e tolte a caso,
continuo a scalare marce anche dove bisogna metterle, sono
uno sciagurato, le note adesso non arrivano proprio più, ci
siamo persi del tutto stavolta, ma non cambia niente tanto
non vedo l’ora di andare a casa anche se so che questo
incubo continuerà ancora anche dopo, dentro di me, per
chissà quanto tempo.
Di nuovo parco e altro giro, vado più forte dove abbiamo
fatto solo un passaggio che non due, ma è solo la rabbia che
ogni tanto sfoga, ad un bivio tiriamo dritti facendo fare
ginnastica ai commissari che scappano terrorizzati, prendo
anche un paio di rischi uno dei quali in quinta a chiodo, la
nipponica parte per i cazzi suoi, stavolta si picchierebbe
dalla mia parte, meglio dare un colpettino di sinistro e
portarla a casa, le mie costate valgono di più ed è meglio
lasciarle integre mi servono ancora!
Sono davvero demoralizzato, è una sofferenza e provo
sollievo quando troviamo un’altra prova da fare in
trasferimento causa l’argentino Perez Companc che ha preso
un palo giusto sul finale della prova. La giornata finisce
senza gloria, torniamo al parco per la fine della seconda
tappa, la cosa migliore è la pasta di Nadia la moglie di
Giorgio, gentile e appassionata come mai, non ho nemmeno
fame, mi sento un pugno nello stomaco, siamo talmente
indietro che non so nemmeno se troveremo i commissari
l’indomani, non me ne frega più nulla.
Si parte per la tappa finale, solo tre prove la prima di 22
km. brutta insidiosa, stretta con una ghiaietta talmente
carogna che i carrozzieri svolazzano nella mia mente
minacciosi, non finisce mai, ogni tanto guardo quante pagine
mancano alla fine, ogni tanto troviamo qualcuno appeso alle
betulle, con la tuta mestamente tirata giù ad aspettare il
carro attrezzi, vado con la filosofia del chi va piano e
infatti prendiamo una vita e mezza da tutti, ma a cosa mi
serve rischiare a ‘sto punto e soprattutto per chi, visto
come sono andate le cose da subito?
Quella dopo è di 7km e passa in un attimo anche se non è uno
spettacolo per la guida, andiamo come sempre, l’ultima anche
questa di 7km è bella però solo negli ultimi 3km con i
famosi salti di Ruuhimaki, quando arriviamo noi non c’è più
nessuno, tento di saltare e prendo una legnata da incubo,
“Stavolta l’ho piegata” penso, ma invece non succede nulla,
la prova finisce e finisce la gara con una terza tappa
ridicola. Restiamo in fila ad aspettare di salire sul palco
per un bel po’ così riusciamo ancora a mandarci a quel paese
e quando finalmente saliamo noi non c’è più nessuno tranne
il povero Bettiol appollaiato sulla tribuna, l’unico
fotografo rimasto ad aspettarci, un grande amico, almeno
lui.
Quando l’aereo riparte ho le lacrime agli occhi, guardo
ancora una volta sotto di me i mille laghi che si
allontanano, ripenso ai mille salti, al rally più bello del
mondo che avevo regalato con entusiasmo a quella persona che
ho amato negli ultimi mesi. La tristezza di essermi trovato
al posto giusto con la persona sbagliata mi invade e nello
stesso tempo mi distrugge. Da domani la vita cambierà
radicalmente, prendo un biglietto per l’Argentina, ci vorrà
tempo a rimettere tutto come prima, forse non sarà mai più,
ma ormai non importa più nulla è finita. Devo scappare via
lontano da quella persona che aveva fatto tornare in me
l’entusiasmo di rimettere il casco in testa con l'illusione
di stare con lei sempre, fino alla gioia di regalarle il
rally più bello del mondo, la vita non finisce mai di
dispensare esperienze, belle o brutte che siano, ora si
riparte daccapo ma con un brutto ricordo in più sulla
schiena.
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