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 REGALARE UN SOGNO VIVERE UN INCUBO
 29 settembre 2008

 

Non ci si abitua mai al traballare dell’aereo, sotto di me laghi e foreste immense bucate ogni tanto da piccole piazzole verdi in cui spiccano come puntini, rosse case di legno. Il paese dei mille laghi è lì sotto di me, si sta lentamente avvicinando con i suoi salti leggendari, i suoi dossi mozzafiato, la mecca dei rally, quello che ogni rallysta sogna di fare almeno una volta nella sua vita, il rally più bello del mondo.

Sono partito come un bambino che si sta recando a Disneyland, felice di questa pazzia senile alimentata dall’incoscienza e dalla consapevolezza che la parola d’ordine è divertirsi. Un regalo fatto a me stesso e soprattutto per la persona che con me avrebbe condiviso quest’avventura.

La Volvo che ci danno all’AVIS come muletto non è un granché, sembra la macchina del parroco e ha anche parecchi chilometri sulla gobba, più che una macchina per fare le ricognizioni sembra la macchina del Vescovo, in compenso ci stanno i bagagli e il comfort non è male, almeno la F.I.A. ci risparmia dal montare il GPS, forse hanno immaginato che in fin dei conti siamo degli sfigati in gita premio, tanto chi li passa gli 80 all’ora con quella credenza, ci mancano le tendine e i vasi di fiori ai finestrini e poi sembriamo proprio gli zingari.

Non importa e il giorno seguente alle 8 in punto siamo in fila indiana ad aspettare che i solerti commissari aprano ufficialmente le ricognizioni, me la rido assieme a Scattolin, Bettega e Capolongo mentre illustro loro le doti della potentissima Volvo SW super mezzolitro… di birra però, intanto un pallido sole inizia a penetrare nella foresta e a riscaldare una tiepida estate che qui in Finlandia nei giorni migliori pareggia il nostro autunno inoltrato, ma loro girano sempre e comunque in maniche corte.
Finalmente tocca a noi, non è difficile fare le note, il problema è solo capire i dossi e i salti… qui è tutto un dosso e un salto, si passa più tempo per aria che per terra, anche se poi in realtà è fondamentale conoscere dove mettere le ruote. Se non lo si è mai fatto, questo rally diventa davvero dispettoso e si finisce con il transitare sempre con la marcia sbagliata e in posti dove non si dovrebbe proprio andare.

La prima giornata di ricognizione passa tranquilla anche se a dire il vero con quei ritmi imposti dalla F.I.A. è un miracolo fare note e correzioni, praticamente lavoriamo 14 ore senza mai fermarci un secondo, alla sera ho gli occhi strabici e il pollo che ci prepara la padrona della casa/albergo sembra perfino una prelibata leccornia dopo la giornata passata a biscotti e caramelle.
Ripartiamo il mattino seguente, musi lunghi e discussioni a non finire, accompagnano i cento e passa km del trasferimento per andare alla prova. Anche la Finlandia è tremenda, ci sono limiti assurdi dappertutto e se non li rispetti ti mettono in galera, autostrada a 110 poi di colpo a 60 e quindi tutti a 59, non ce n'è uno che vada a 61, ai lati della strada macchinette fotografiche dappertutto pronte a recapitarti un servizio fotografico senza precedenti, però con bollettino allegato in Euro, ritiro della patente e probabilmente l'ergastolo...

La schiena mi duole come se mi avessero picchiato con il bastone, l’umore è a terra, doveva essere una vacanza ed invece è un patimento, sopravvivo, ma ho già voglia di tornare a casa.
Sono le 14,15 quando affronto una rotaia sulla ps 14, a passo d’uomo, stiamo ancora scrivendo le note, e poi con la credenza dove vuoi andare, le pietruzze strisciano sotto e subito sento odore di olio motore, “Cazzo la coppa dell’olio!” grido. Mi fermo a destra appena dopo, giusto per vedere una bella chiazza di olio nero scendere ridacchiando dalla paratia in plastica sotto al motore, siamo fermi e mancano ancora 4 prove da fare.

Chiamo disperatamente Pekka il tipo dell’AVIS, urlandogli disperato “We are stopped on the stage 14” Costui sembra un messicano che sta facendo la siesta, risponde a tratti con frasi sconnesse e confuse, mi agito, urlo sbraito, mi richiama lui, urlo ancora, il tempo passa e stiamo là come dei tonti a vedere gli altri passare.

Dopo un’ oretta mi chiama ancora e dice che manda un carro attrezzi a prenderci, “NO voglio un’altra macchina e che cazzo, come finisco io le ricognizioni!!” Dice che non ne ha, mi incazzo ancora di più in un inglese “slang” in cui nemmeno io so cosa dico, alla fine dopo quasi tre ore arriva una nuovissima Saab bianca, nuova di zecca, secondo me l’hanno comprata per mandarcela. Stacchiamo i numeri e ripartiamo a tuono verso le prove che ci mancano. A fine della 14 non c’è più nessuno per cui tiriamo dritto e andiamo alla 16/17. Dopo esserci persi in una rotonda per almeno mezz’ora a girare perdutamente un paese di ben quattro case, finalmente riusciamo a trovare la via che ci porta alla prova. Qui per colmo di fortuna ci sono ancora i “marshall” e riusciamo almeno a fare un passaggio, la prova è brutta, stretta ed insidiosa, scriviamo le note in fretta, ma non riusciamo a rifarla, puntiamo tutto sulla prossima che è più lunga e difficile, qui riusciamo a fare almeno i due passaggi. Torniamo a Jyvaskyla per provare la prova spettacolo, ma anche qui giriamo tutta la Finlandia prima di trovarla. Per miracolo riusciamo ad entrare perché gli organizzatori hanno prorogato l’orario di qualche ora visto che non siamo stati i soli ad avere problemi.
Arriviamo in albergo che ormai è notte e qui la notte arriva molto tardi.

Il giorno dopo tutti vanno allo Shakedown, ma per noi ovvio che non è previsto, la nostra macchina è stata il muletto di Frisiero e la giornata servirà per lavarla e metterla almeno in condizioni di verificare. A me va bene, non importa che sia una EVO VII del 2002, quasi una omologazione scaduta e anche se non l’ho mai guidata prima me ne importa ancora meno, qualche santo provvederà, mi basta solo non mettermela in testa. L’unico problema è che non ci sto dentro e il buono e paziente Giorgio della GCar fa miracoli per spostare il sedile finchè riesco almeno a girare il volante. Non avevo proprio pensato che le mie dimensioni facessero a pugni con quella macchina, ne avevo guidata una tempo fa e non ci stavo male dentro, però non era in gara a pensarci bene. Insomma sembro una rana e ad ogni sterzata a sinistra picchio il gomito sul roll bar emettendo un’eresia diversa a seconda dell’intensità della botta, ci rido su tanto è un gioco.

Intanto passiamo la mattinata a trovare l’uscita della prova spettacolo setacciando l’impianto di Killeri metro per metro come se cercassimo l’oro. Ci saranno poi i commissari, penso tra me e me senza proferire parola, ho sempre odiato fare le ricognizioni dei trasferimenti e i miei navigatori passati non me le hanno mai fatte fare, leggevano le cartine come fosse niente in gare dove si andava in giro per settimane... Mah...!
Quando arriviamo noi a Killeri molta gente se l’è già svignata, fa freddo e il sole è basso e giallastro, partiamo con un numero alto e molti si sono già smarronati di vedere fracassoni che girano. Mi mettono in coppia con Bruschetta, lui a sinistra con la Subaru io a destra…

E’ bello vedere il semaforo accendersi, sembra di essere davvero al mondiale, nessuna emozione, sono più tranquillo che quando da ragazzino sparavo ai fringuelli fiondate con palline di ferro, senza colpirne mai uno.
VIA!! Mollo la frizione e Bruschetta è già 20 metri avanti, non sento il rumore del motore, non c’è la luce per cambiare e nemmeno il limitatore di giri, secondo me tiro la prima a 15 mila prima di capire che devo mettere la seconda e tiro questa a 18 mila prima di capire che devo guardare il cruscotto per capire quando cambiare, speravo almeno ci fosse il limitatore ma questo proprio non c’è e pensare che predico tutto il giorno di non passare i 4.500 con la Mitsu.
Ecco il salto arrivare, la sera prima parlando a tavola mi avevano dato versioni differenti: Gigi Galli che ovviamente fa testo a modo suo “è strapieno sei matto a mollare!” e invece Frisiero “ Io schiaccio il sinistro prima se no picchi il muso e rompi tutto” ecco… il salto sta arrivando e a chi devo credere?
Opto per Frisiero che è più normale ovviamente, anche perché rompere tutto là mi farebbe davvero incazzare più di quello che sono già.
Salto un po’ da codardo e picchio per bene il muso come un vero tontos, intanto Bruschetta se ne va, mi rendo conto che sto guidando male, sempre troppo alto di giri, ma… o guardo il contagiri o guardo la strada anche perché ho il volante giusto in mezzo. Secondo me gli spettatori pensano che mi sia perso o che sia un alterato cascato dentro la prova per errore dei commissari. Ed ecco il secondo salto “Che faccio ora?” Dò una bella frenata e fanculo lui e tutti gli spettatori, faccio pena quasi non salto... che vergogna, alla fine prendo solo 4 secondi dagli altri del mio gruppo, che considerando tutto non è tanto, girando in quel modo indegno. “Domani è un altro giorno” penso mentre tolgo l’impalcatura formata da casco, collare, sottocasco, cinture, un casino, mi sembra di essere ingessato al volante, come si stava bene ai miei tempi… e come andavo più forte! Ma cosa ti è mai saltato per la testa di venire qua!

Ed eccoci finalmente alla prima tappa, si inizia a fare sul serio, le prove più belle della Finlandia e del Mondiale sono qui, davanti a me, è una fredda mattina con pioggerella fina che spalma la terra con il fango rendendo scivoloso il terreno.
Mi sento più deciso del giorno prima, per quel poco che ho potuto fare, il commissario mi chiama avanti alla partenza della prova con un paletto che segna dove fermarsi, c’è un buco enorme per terra, preferisco restare un po’ indietro, nella parte discendente in modo da facilitare la partenza della macchina, inoltre si parte già in discesa per cui muovere la macchina sarà molto facile…
Infatti al via mollo la frizione e sento un colpo secco, la macchina va senza trazione, lentamente nella discesa mentre le note arrivano come se fossimo normalmente in prova. “Abbiamo rotto la frizione, siamo fermi” urlo cercando di farle capire che non serve continuare a chiamare a caso, lascio che la macchina vada avanti cercando di parcheggiare la povera Mitsu fuori dalla strada.
Mi sento morire, nemmeno un metro percorso, tutto finito!
Rivedo tutti i ritiri della mia vita in un solo secondo, ripenso alla famosa promessa, a Dio ai Santi ai vivi e ai morti… mando tutti a fanculo compreso un tonto che mi vuole far bere una birra a tutti i costi, felice che io sia là.
Mi infurio prendo a calci la macchina, tiro mezzo milione di eresie, non serve a niente la Mitsu è là ferma beffardamente a cento metri dallo start ps, tratto che abbiamo percorso senza motricità, solo per inerzia in discesa.
Salgo in macchina e chiamo l’agenzia di viaggi per cambiare i voli, ne ho le tasche piene di questa avventura che finora mi ha dato solo dispiaceri, piango, rido non so più che dire e che fare anche perché il rapporto in macchina è deteriorato appena atterrati in Finlandia e quello che era non è più senza una ragione plausibile, come se non bastasse mi sento preso per il culo anche dal destino …
In quei momenti è davvero difficile ragionare, mi riportano a inizio prova a traino di una scassata vettura e là aspetto non so quanto tempo che mi vengano a recuperare da più di un centinaio di km.
Giorgio e i ragazzi della GCar sono fantastici e quasi chiedono scusa loro del problema, mi incoraggiano a ripartire anche se in cuor mio vorrei tornarmene a casa, non me ne frega più niente.
Alla fine decido di ripartire almeno per ammortizzare le spese, mi tappo il naso e risalgo in macchina, con la voglia che ha il condannato di sedersi sulla sedia elettrica.

La prima prova è un disastro, sembra l’Acropoli, pietre e sassi, rotaie, partiamo quasi ultimi dietro abbiamo il lattaio, il postino e un paio di Fiesta che a momenti vanno più di noi. Parto abbastanza tranquillo e alla seconda curva trovo un pietrone di dimensioni ciclopiche, lo prendo sotto e schiaccia il paracoppa ma per fortuna non si rompe nulla, faccio ancora un chilometro e vedo uno spettatore che mi fa segno di andar piano, infatti c’è una curva con del ghiaione e un paio di millesei ammucchiati, vado a vista perchè le note o non le sento io o arrivano quando vogliono loro in sequenze “random” dove lente e veloci hanno la stessa cadenza, ma non ci faccio caso mettendoci tutto il fairplay possibile per cercare di recuperare la situazione, ogni tanto metto la quinta ma sento che non riesco a tenerla, è troppo rischioso non conoscendo la strada e non fidandomi delle note, di nuovo vado troppo alto di giri, ma davvero è difficile senza sentire il motore e senza limitatore e/o luce, vado come posso ma mi sento davvero imbranato, guardo se quello dietro mi prende anche sapendo che dietro ho il lattaio e sono alquanto deconcentrato.
La prova finisce e un fumo acre sale da sotto, timbriamo allo stop e appena fuori scendo a vedere che succede, alzo il cofano ed esce del fuoco “Dammi l’estintore svelta!” il paracoppa ha preso fuoco andando a toccare lo scarico, scopro che è quello da asfalto sottile come una carta velina… “Almeno siamo leggeri” dico ridendo. Le prove della seconda tappa sono le peggiori del rally, strette ghiaiose e molto insidiose, cerco solo di non appendermi da qualche parte, ogni tanto vado anche benino nel guidato in mezzo al bosco, ma appena c’è da tener giù me la faccio sotto anche perché onestamente non sento proprio le note e quando le sento non mi fido... e poi che voglia ne ho, ho il cuore a pezzi sono avvilito e ho paura di fare ancora peggio e di incartarmi da qualche parte, sembra che ci sia il malocchio sopra di me, forse non la dovevo proprio fare questa gara...
La prova dopo è un po’ più bella anche se molto veloce, rischio quasi di divertirmi in qualche passaggio ma alla fine dove c’è da tener giù non se ne parla.

Un’altra prova in trasferimento causa un incidente e si va al parco con un trasferimento da incubo fatto a velocità “codice” almeno qui riesco a tenere il passo dei migliori…
Si riparte per un altro giro, non ricordo nemmeno che prove e come le ho fatte, nel dosso dov’è uscito Gigi a momenti mi stampo anch’io, una ghiaia malefica e io che sono stato forse un pelino largo, un passaggio bellissimo, ma la perdo per un secondo o due e subito vedo il gufo nero arrivare, la lascio andare un po’ e quando vedo che ci sto la richiamo e rimetto giù, per quel poco che riesco a mettere giù ovvio, alla mia destra scorrono le vetture ammucchiate come da un rottamaio, Gigi, Andersson e Salo e a momenti ci vado anch’io a rinforzare la compagnia, almeno picchiavo a destra però, era l’unica cosa positiva che poteva succedere.

Ripetiamo la prova che avevamo fatto in trasferimento, quella dove avevamo rotto la coppa del Volvo, sembro uno zombie, giri troppo alti, marce messe e tolte a caso, continuo a scalare marce anche dove bisogna metterle, sono uno sciagurato, le note adesso non arrivano proprio più, ci siamo persi del tutto stavolta, ma non cambia niente tanto non vedo l’ora di andare a casa anche se so che questo incubo continuerà ancora anche dopo, dentro di me, per chissà quanto tempo.
Di nuovo parco e altro giro, vado più forte dove abbiamo fatto solo un passaggio che non due, ma è solo la rabbia che ogni tanto sfoga, ad un bivio tiriamo dritti facendo fare ginnastica ai commissari che scappano terrorizzati, prendo anche un paio di rischi uno dei quali in quinta a chiodo, la nipponica parte per i cazzi suoi, stavolta si picchierebbe dalla mia parte, meglio dare un colpettino di sinistro e portarla a casa, le mie costate valgono di più ed è meglio lasciarle integre mi servono ancora!
Sono davvero demoralizzato, è una sofferenza e provo sollievo quando troviamo un’altra prova da fare in trasferimento causa l’argentino Perez Companc che ha preso un palo giusto sul finale della prova. La giornata finisce senza gloria, torniamo al parco per la fine della seconda tappa, la cosa migliore è la pasta di Nadia la moglie di Giorgio, gentile e appassionata come mai, non ho nemmeno fame, mi sento un pugno nello stomaco, siamo talmente indietro che non so nemmeno se troveremo i commissari l’indomani, non me ne frega più nulla.

Si parte per la tappa finale, solo tre prove la prima di 22 km. brutta insidiosa, stretta con una ghiaietta talmente carogna che i carrozzieri svolazzano nella mia mente minacciosi, non finisce mai, ogni tanto guardo quante pagine mancano alla fine, ogni tanto troviamo qualcuno appeso alle betulle, con la tuta mestamente tirata giù ad aspettare il carro attrezzi, vado con la filosofia del chi va piano e infatti prendiamo una vita e mezza da tutti, ma a cosa mi serve rischiare a ‘sto punto e soprattutto per chi, visto come sono andate le cose da subito?

Quella dopo è di 7km e passa in un attimo anche se non è uno spettacolo per la guida, andiamo come sempre, l’ultima anche questa di 7km è bella però solo negli ultimi 3km con i famosi salti di Ruuhimaki, quando arriviamo noi non c’è più nessuno, tento di saltare e prendo una legnata da incubo, “Stavolta l’ho piegata” penso, ma invece non succede nulla, la prova finisce e finisce la gara con una terza tappa ridicola. Restiamo in fila ad aspettare di salire sul palco per un bel po’ così riusciamo ancora a mandarci a quel paese e quando finalmente saliamo noi non c’è più nessuno tranne il povero Bettiol appollaiato sulla tribuna, l’unico fotografo rimasto ad aspettarci, un grande amico, almeno lui.

Quando l’aereo riparte ho le lacrime agli occhi, guardo ancora una volta sotto di me i mille laghi che si allontanano, ripenso ai mille salti, al rally più bello del mondo che avevo regalato con entusiasmo a quella persona che ho amato negli ultimi mesi. La tristezza di essermi trovato al posto giusto con la persona sbagliata mi invade e nello stesso tempo mi distrugge. Da domani la vita cambierà radicalmente, prendo un biglietto per l’Argentina, ci vorrà tempo a rimettere tutto come prima, forse non sarà mai più, ma ormai non importa più nulla è finita. Devo scappare via lontano da quella persona che aveva fatto tornare in me l’entusiasmo di rimettere il casco in testa con l'illusione di stare con lei sempre, fino alla gioia di regalarle il rally più bello del mondo, la vita non finisce mai di dispensare esperienze, belle o brutte che siano, ora si riparte daccapo ma con un brutto ricordo in più sulla schiena.