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Vittorio Caneva, i sedicenni terribili ed il background

La Vittorio Caneva Rally School

Vittorio Caneva non ha bisogno di presentazioni: dalla sua scuola negli ultimi anni sono passati tanti fra i migliori protagonisti della specialità, per andare poi a conquistare titoli iridati nelle varie categorie del WRC. Pochi meglio di lui possono intuire in pochi chilometri il talento rallystico dei giovani piloti ed è naturale affrontare con lui l'argomento della settimana.  

Vittorio, il Motor Show è appena terminato e Kalle Rovanpera, Oliver Solberg, Marquito Bulacia e Teemu Suninen ne sono stati i protagonisti assoluti. Meglio non fare la somma algebrica della loro età per non mettere in imbarazzo nessuno, ma è evidente che l'età minima dei piloti in ottica mondiale, si è drasticamente abbassata. Qual è la tua opinione in merito?

Marquito Bulacia

Ti rispondo come ti ho risposto 15 anni orsono quando parlammo di Jari-Matti Latvala: se dietro il ragazzo c'è un background che porta soldi, idee chiare, appoggi e tutto quello che vuoi, compreso insegnare al ragazzo a prendere una macchina e guidare, si può fare tranquillamente anche a quella età. Ora non è più necessario, come una volta, essere "furbi" nei rally, ora basta guidare: qualsiasi problema tecnico te lo risolve l'ingegnere, per le gomme o metti il tipo "a" o metti il tipo "b" e non ti devi scervellare per scegliere il tipo giusto fra una decina di mescole diverse e farlo ad ogni prova speciale. Se una volta dovevi usare mille astuzie, oggi il bisogno di esperienza è estremamente ridotto rispetto ad una volta.

Di controparte i giovanissimi non hanno né paura né inibizione e né condizionamenti: oggi per loro guidare è come giocare alla playstation ed in quello sappiamo che sono bravissimi. Poi è chiaro che per andare a vincere campionati bisogna essere un po' navigati ed esserci sulla macchina. In due parole, il concetto è sempre quello: avanti i giovani se i papà hanno i soldi. In Italia abbiamo quintali di bravi giovani piloti, ma i soldi per mandarli avanti chi li tira fuori? 

Da un punto di vista di apprendimento, hai notato differenze a seconda della fascia di età del pilota?

Kalle Rovanpera

No, secondo me la differenza comincia ad esserci intorno ai 45-50 anni dove fai più fatica ad insegnare perché certi riflessi condizionati ormai li hai dentro e sono più difficili da cambiare. Poi 16 – 18 o 20 anni non cambia nulla. Bisogna mettersi in testa però che alla base ci deve essere il talento: nessuno al mondo ha mai tirato fuori un cavallo da corsa da un somaro.

A me comunque, quello che impressiona dei tempi moderni e di questi piloti giovanissimi, è il background che hanno alle spalle: questi ragazzi sono tutte le settimane a correre, nei campionati nordici, asiatici, europei e mondiali, alla loro età hanno già fatto più gare che Mikkola!! I nostri che li prendiamo a 10 anni oppure a 16 anni, non cambia niente: io ho un cliente che suo figlio va forte a 10 anni con il go-kart ed anche con le macchine che è riuscito a guidare, ma non ha dietro nulla, cosa può fare? Qui stiamo parlando dei figli di uno che si chiama Rovanpera, di un altro che si chiama Solberg, non di pinco pallino. Il problema, a costo di ripetermi, è nel background, e nel background ci sono i soldi, convincere qualcuno a darti la macchina, qualcun altro a darti le gomme e qualcuno a darti tutta la struttura logistica che ti permette di andare avanti. Certo, il ragazzo deve sapere andare forte, ma se non è un asino ….. 

Spesso si abbina a questi ragazzi la figura del preparatore atletico e anche del preparatore mentale, che ne pensi?

Kalle Rovanpera

​Per me il preparatore mentale ed atletico serve per il papà! Serve poco il preparatore mentale, una o ha la mentalità o non ce l'ha. Per un breve periodo ci abbiamo creduto ma funzionano solamente se la mente è sana, se è malata non serve. Il preparatore atletico servirebbe ma non per andare a mangiare nel camper: ora c'è chi propone addirittura il limite dei 10 km di lunghezza delle prove speciali, allora stiamo in parco assistenza a vendere cappellini: meglio! È inutile buttare via soldi per le cose marginali. Quello che per me serve è la preparazione tecnica, come guidare la macchina e come metterci le mani: bisogna che chi guida conosca e sappia mettere le mani in ogni parte della vettura.

Questi ragazzi di talento li vediamo già subito su vetture molto performanti. È giusto come percorso di apprendimento?

Oliver Solberg

Si, è importante avere subito la macchina giusta per partire, magari subito una wrc se te lo puoi permettere. Hai mai visto correre i finlandesi con vetture di classi "piccole"? Per loro la "R5" è la vettura giusta per iniziare: sei a 2 secondi al chilometro da una wrc ma seduto su una vera macchina da corsa, con reazioni molto simili ad una wrc. Se parti con un "frullatore" come sono costretti a fare da noi, quando poi fai il salto di classe e ti ritrovi in mezzo a piloti abituati ad andare con una vettura che va il doppio di quella che hai usato finora, e fai disastri. È in questo caso non è colpa del pilota ma ancora una volta del background che non c'è.

Qual è infine il ruolo del padre nel mondo delle corse

Molteplice: ci sono quelli che è meglio che stiano a casa a guardare la televisione, senza telefono e che sappiano i risultati il lunedì, ci sono invece quelli capaci, come Rovanpera, Solberg e Vatanen, importanti per dare anche il loro contributo nello sviluppo della squadra, perché è gente che conosce profondamente la materia. Loro possono essere sicuramente positivi.

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