Parlando di rally con Paolo e Anna [2.parte/2]
Paolo Andreucci e Anna Andreussi

​Proseguiamo la nostra chiacchierata sui rally con Paolo Andreucci e Anna Andreussi, freschi di titolo italiano, ma soprattutto, per l'argomento di questo articolo, freschi di "Supercorso", l'annuale incontro che la Federazione organizza con i migliori giovanissimi del rallysmo nostrano. Alla luce anche del recentissimo Motor Show che ha messo in risalto le prestazioni dei poco più che sedicenni Rovanpera, Solberg e Bulacia, chiediamo ai campioni italiani la loro opinione in merito al movimento giovani in Italia.

Negli ultimi anni sembra crollato il "ponte" che collegava il CIR al WRC mondiale. Come vedi Paolo la situazione attuale?

Paolo Andreucci

​Anche in questo caso la politica che abbiamo fatto negli ultimi anni non ha pagato: l'ultimo programma, quello di AciTeamItalia è una bella cosa ma finora non è andata bene, per motivi che non sto qui a rimarcare ma ad una persona che si intende di rally non è molto difficile capirne il motivo. Me ne dispiace molto, perché ci sono ragazzi italiani che valgono, a cui bisogna mettere accanto persone di valore che li facciano veramente crescere.

Per un giovane che mira al mondiale, è importante prepararsi nel CIR o, come succede all'estero, è meglio gettarsi subito nella mischia internazionale?

Luca Bottarelli

Il CIR è propedeutico per il mondiale così come tutte le altre gare anche se per anni i finlandesi hanno fatto scuola in Italia quindi sicuramente ha il suo valore; chiaramente bisogna andare nel mondiale già preparati, senza però avere la presunzione di andarci e fare esperienza solo lì, altrimenti le prendi, ti etichettano subito e ti mettono in disparte. Penso che prima bisogna fare la giusta esperienza, quindi andare nel mondiale anche per conoscerlo bene: non basta avere la bella macchina ed il budget giusto, ma avere la giusta esperienza per fare il passo corretto.

Il programma corretto è quello della scuola: prendere un giovane ed insegnargli a guidare: ci vuole un coach che gli insegni a guidare, non per arrivare quinto nel CIR ma primo nel WRC, WRC-2 o Junior che sia. In Italia è mancata questa parte molto importante.

Qual è la situazione "giovani" in Italia?

Damiano De Tommaso

Per me i giovani italiani promettenti ci sono, anzi, ci sono sempre stati. A maggior ragione ora con AciTeamItalia si possono valorizzare. Noi abbiamo seguito Marco Pollara che ha fatto finora un percorso molto interessante: può avere un futuro, così come Luca Bottarelli e Tommaso Ciuffi, ad esempio. Noi li abbiamo seguiti nel Supercorso e continueremo a seguirli, anche se purtroppo oggi abbiamo avuto l'opportunità di farlo solo nei tre giorni del corso. Questa cosa va analizzata: i giovani sono bravi, abbiamo le strade e dobbiamo fare un percorso diverso di quello fatto finora. Il talento è fondamentale, così come il percorso. Il talento è chiaro che serve, ma su quello possiamo fare ben poco, nella crescita invece possiamo fare tanto ed è lì che come Federazione dobbiamo migliorare. 

Anna, la tua opinione in merito?

Marco Pollara

Sono d'accordo con Paolo e condivido tutto quello che ha detto. Quello che stiamo cercando di fare capire è che i giovani ci sono e sono bravi, come i loro colleghi francesi o finlandesi. Manca però la filiera, il percorso che permetta anche a noi di capire come fare. In questi quattro anni, Longhi, Bettega, Granai, Paolo ed io siamo riusciti a fare un corso di crescita didattico, siamo usciti dalla pista, abbiamo ridotto il numero dei ragazzi per seguirli meglio, creato un modo di giudizio che contempli fino a 300 voci: ci piacerebbe fosse il punto di partenza per arrivare al campione mondiale. Bisogna quindi creare la filiera per fare crescere questi ragazzi: la materia prima c'è, forse anche di qualità superiore ai "nostri" anni, il problema è farli sbocciare, dargli gli strumenti giusti: il rally è uno sport, non basta avere la patente per andare nel WRC. Sapere guidare è una cosa, essere un pilota un altro.

Come in tutti gli sport è importante fare allenamento, avere un allenatore ed imparare la tecnica, non solo la fisicità: in Italia per troppi anni questi concetti sono stati sottovalutati ed è il problema principale oggi dei giovani.

Anna, nella tua analisi manca la disponibilità del budget. I rally, sono te, sono ancora appetibili dagli sponsor? 

Paolo Ciuffi

​ Finalmente stiamo uscendo da questa lunga crisi che ci ha messo in ginocchio negli ultimi dieci anni, anche nel rally: ora diversi ragazzi hanno raccolto un piccolo budget per correre, la classe R2 è un punto di partenza ideale, con costi ridotti e la Federazione mette in palio anche premi in denaro. Ci sono diversi opportunità per iniziare e mettersi in vetrina. Perché è inutile dire "non ho la gomma", "Non ho l'assetto giusto", quando inizi a vincere solo qualche prova e dimostri una certa velocità, poi qualcuno se ne accorge. Noi siamo qui per questo e con noi tanti altri osservatori: guarda Luca Bottarelli e Tommaso Ciuffi. Non hanno vinto ancora niente di importante ma sono stati notati per la loro qualità. Questo si sta ricreando, la Federazione ha del budget e bisogna riuscire a massimizzare questo, a livello di risultati, a farlo rendere. Per quanto può sembrare dall'esterno, il budget non è il problema principale. l