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Parlando di rally con Paolo e Anna [1.parte/2]

Paolo Andreucci

Inevitabile iniziare la nostra rubrica "Rallylink Blog" con un'intervista a Paolo Andreucci e Anna Andreussi per il loro decimo titolo italiano vinto facendola diventare però una bella occasione per parlare di rally, chiudendo un'annata agonistica ma con lo sguardo alle prossime. 

Paolo, che cos'ha di diverso questo decimo titolo rispetto agli altri nove?

Paolo Andreucci sul podio a Sanremo

Per me, come ha già detto più volte, è un titolo come gli altri che ho conquistato, ma il dieci è un numero "pieno" e ho cominciato anch'io ad apprezzarlo, a posteriori. È stata una grandissima soddisfazione, un campionato molto lottato con squadre molto determinate a vincerla ed essere riusciti a stare davanti a loro è stato molto bello: abbiamo fatto un buon inizio, poi una parte centrale di stagione così così, ma alla fine quando c'era da vincere le gare siamo riusciti a fare molto bene. È un grande piacere che ogni anno si rinnova, non tanto nella sfida con gli altri ma con noi stessi: ci piace fare alte prestazioni e semmai migliorarci ogni volta, cosa avvenuta in questi anni. 

Anche quest'anno il campionato si è chiuso all'ultima gara: merito del format imposto dal campionato o soprattutto della competitività degli avversari?.

Anna Andreussi nel suo ufficio

Tutte e due le cose: il valore degli avversari è chiaro, sono molto bravi, le squadre sono ben preparate, costruite chi più chi meno per vincere anche con una macchina sola, senza troppe distrazioni e questo è tangibile. Altra cosa sono i regolamenti, la cosa più facile da cambiare per condizionare i punteggi. Sono stati cambiati più volte, sempre in funzione di far decidere il campionato all'ultima gara: se si fosse rimasto come tanti anni fa, con il punteggio al vincitore di 25 punti e con un divario più ampio fra primo e secondo classificato sicuramente sarebbe stato diverso, invece si è diviso il rally in due parti, si sono accorciati i chilometri e si è fatto partire come numero uno su terra chi era in testa al campionato: era come dire "al primo diamo 20 secondi di penalità". Poi il fatto che noi non siamo stati molto competitivi sulla terra ha fatto il resto. La classifica la fa il regolamento: se sono gare lottate con 70 km di percorso, se le riduci a 7 chilometri diventano ancora più lottate! Questa è una decisione "politica" di cui non so le ragioni, ma per me lo sport è un'altra cosa: probabilmente chi ha ideato queste norme avrà le sue buone ragioni, ma io sono sempre stato dalla parte dello sport, anche se in tanti altri settori si sta andando in questa direzione. Quindi, bravi gli avversari, ma anche i regolamenti hanno fatto la loro parte.

Nel 2018 si torna ad un nuovo format, simile a quello di qualche anno orsono. Come lo vedi?

Andreucci / Andreussi in gara

E' una soluzione che va al passo con i tempi e quasi inevitabile: se hai altri campionati dove la manifestazione dura solo tre giorni, con un unico giorno di gara e ci metti anche dei premi, è chiaro che poi il CIR ne soffre. Negli ultimi anni non si è investito nel CIR e nello stesso tempo sono stati messi premi in denaro ad altri campionati, come dicevo, e sono stati dati ampi spazi sui media a campionati chiaramente inferiori di livello, non togliendo assolutamente nulla ai partecipanti e alle organizzazioni, ma comunque di minore importanza: il CIR deve essere il campionato di riferimento e poi gli altri, questo anche mediaticamente. La scelta di fare la "lotta" all'IRCup per il rallysmo non è stata una cosa positiva, perché ci siamo trovati nella situazione ridicola nel CIR di avere alla partenza solo 30-35 vetture. Ora cambierà forse un po' di più, ma se dai la titolazione di campionato al WRC italiano, è chiaro che la scelta è lì! Sarebbe giusto fosse un Trofeo, non un campionato. Dovrebbe essere che al quinto posto del CIR fosse data più risalto di quello che vince il WRC e anzi, dovrebbe essere motivo d'orgoglio per il vincitore del WRC di venire nel CIR per dimostrare di essere all'altezza del quinto del CIR. Questa è l'essenza della promozione: il massimo campionato dovrebbe avere più partecipanti e più spazi sui media degli altri campionati. 

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