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Il 2018 "tecnico" del motorsport, visto dall' ing. Andrea Adamo

Chiudiamo il cerchio sulla "diagnosi" del motorsport visto da tutte le varie componenti: è ora il momento del punto di vista tecnico e affrontiamo l'argomento con uno dei maggiori esperti a livello mondiale in questo campo: parliamo dell'ing. Andrea Adamo, attuale Customer Racing Manager di Hyundai Motorsport.

Partiamo dallo stato di salute del paziente, visto dal punto di vista privilegiato interno ad un costruttore impegnato ufficialmente nell'automobilismo sportivo mondiale: il motorsport che va ad affrontare il 2018 è in buona salute?

Se devo rispondere con un'unica affermazione la mia opinione è che "no", il motorsport non gode di ottima salute, perché secondo me non c'è stata la capacità di attrarre le nuove generazioni al motorsport. Se a livello mondiale i segni sono meno evidenti, in Italia sono chiarissimi: se la RAI ad esempio come sembra, non trasmetterà più in diretta i Gran Premi di Formula 1, in un paese dove la parola "Ferrari" da sola è sinonimo di motorsport… no, il motorsport non può essere in salute. Non ho visto un adeguamento dell'automobilismo sportivo alla realtà economica mondiale. 

Claudio De Cecco - Hyundai i20 R5

 In che direzione si sta muovendo secondo te allora il motorsport?

Si sta muovendo in settori dove la spesa non sia eccessiva e magari ci possa essere la copertura dei costi: sicuramente questo settore è il "customer racing", curando cioè il settore clienti. Se costruttori quali la Volkswagen, impegnata dapprima del WRC si ritrova oggi ad investire nel settore clienti con i nuovi modelli "R5" per il Rally e "TCR" per la pista, se la stessa cosa la fa Audi, nel TCR e GT4, e anche Peugeot, Citroen e Hyundai dimostrano grossi interessi nel Customer Racing, vuol dire che questo è il settore giusto.

L'elemento trainante non è più la vettura ufficiale, ma il lancio di nuove vetture stradali sul mercato, che "usano" il customer racing come immagine ed il tutto con una spesa necessaria per il motorsport ridotta rispetto agli altri casi. Questo è sicuramente un aspetto positivo.

Poi, se vuoi, possiamo parlare anche del finto interesse ecologico per la Formula E che in realtà è un processo di riverginizzazione da parte dei costruttori perché se vogliamo parlare di ecologia in corse dove sono necessarie due vetture per terminare una gara, dove non sappiamo dove smaltire le batterie … ok, diciamocelo.

Hyundai i20 WRC 2018

Con l'introduzione delle WRC Plus ti sembra che ci sia stato più interesse nel seguito del mondiale rally?

Sicuramente l'interesse è aumentato perché con l'introduzione delle nuove vetture c'era più incertezza sul vincitore di ogni gara. Poi comunque queste vetture, dall'aspetto più "cattivo" hanno avuto più fascino d'immagine rispetto a quelle dell'anno prima che, permettimi, assomigliavano tanto alle auto con cui le mamme ogni giorno portano loro figlio a scuola, non a macchine da corsa.

Chewon Lim - Hyundai i20 R5

Quest'anno, almeno da noi, la classe R5 si è diffusa quasi più delle classi minori. Che ne pensi?

Forse non me lo aspettavo, ma nemmeno la FIA ed infatti sta cercando di intervenire in questo senso. Analizzando la situazione comunque vedi che a parte la R2 della Peugeot, non ce ne sono poi tante di vetture "piccole" e comunque i loro costi di gestione non sono poi così concorrenziali rispetto ad una "R5". Considera poi che l'età media dei piloti si sta alzando e trovo normale che una persona di 45 anni che corre nel mondiale preferisca farlo con una R5 piuttosto che con un R2. E questo senza togliere nulla al bravo Enrico Brazzoli che con la R2 si sta togliendo tante soddisfazioni nel WRC 3. 

G. Basso - Hyundai I20 R5

Il rally nel 2018 e in Hyundai?

Come ti dicevo penso che il futuro prossimo sia nel "customer racing": avremo sicuramente nuove vetture e molto competitive, perché le case costruttrici sanno cosa fanno e hanno dietro un background di un certo tipo: "customer racing" vuol dire non solo avere una vettura che va forte, ma essere forti a tutto tondo, con un 'assistenza post vendita seria in grado di soddisfare velocemente il cliente. Certo, se la macchina è affidabile e va forte, questo aiuta certamente. Wilson ha insegnato a tutti come funziona: la sua r5 è la più vecchia, ma è la più diffusa perché ha un supporto post vendita elevatissimo e la gente è sicura quando l'acquista.

Detto questo, la nostra Hyundai R5 è nata in un lasso temporale molto stretto e l'inizio è stato un po' travagliato: Hyundai però ha saputo reagire molto bene e nei mercati dove forse ci sono meno pregiudizi siamo riusciti ad ottenere risultati importanti, vincendo anche campionati nazionali. Abbiamo lavorato molto per continuare lo sviluppo della vettura, abbiamo "usato" l'esperienza di Sarrazin sull'asfalto e di Mikkelsen sulla terra per sviluppare nuove evoluzioni e presto saranno disponibili per tutti i clienti dei nuovi settaggi degli ammortizzatori ed avremo un motore con delle nuove evoluzioni: abbiamo avuto ottime sensazioni nei test che stiamo portando avanti. 

Sviluppando questa vettura, la R5, hai sicuramente analizzato la situazione rally anche in tanti paesi europei. Come è la situazione rispetto all'Italia?

Il nostro mercato è stranissimo ed è legato alle mode del momento. All'estero mi sono accorto di una mentalità molto più aperta, con meno pregiudizi ed una migliore capacità di gestirsi, anche con una visione dei costi più reali.

J. Huttunen- Hyundai i20 R5 2018

Hyundai Motorsport sta portando avanti nel rally un importante progetto in ottica "giovani". Quanto è importante questo per un costruttore?

È fondamentale e anche gli altri costruttori lo hanno dimostrato: se non punti sui giovani poi ti trovi spiazzato anche economicamente perché poi devi pagarli moltissimo sul mercato. Guarda Wilson e anche Volkswagen con Seat: hanno fatto cose incredibili e hanno creduto nel progetto giovani. Noi quest'anno abbiamo portato avanti il progetto coinvolgendo tanti paesi, anche in Italia ma da noi è stato mal compreso, e la scelta è ricaduta su Huttunen, avendo noi il budget solamente per una scelta. È un progetto che cercheremo di fare al meglio, preparando il pilota non solo nel mondiale, con la r5, ma anche probabilmente in altre gare. L'idea è di lanciare il pilota giovane, facendolo crescere con gli strumenti che abbiamo. È un progetto che contiamo di ripetere anche nei prossimi anni. 

G.Tarquini - Hyundai i30 N TCR

Parliamo di pista, di "TCR" per l'esattezza, dove vi siete subito dimostrati vincenti. È la formula del futuro per la pista?

La nostra vettura, la i30 per il TCR, è nata subito con il piede giusto, perché abbiamo usato una struttura corretta e siamo partiti da una base vettura molto buona: nel TCR le possibilità di modifica è limitata rispetto ad altre categorie. Il prezzo ed i costi per mantenerla da parte dei clienti sono molto bassi e questo ha fatto esplodere la categoria a livello mondiale. I costruttori sono così soddisfatti e la volontà è quella di mantenere la categoria al vertice, quest'anno infatti il WTCC sarà corso con le vetture TCR. Poi facciamo tutti i bravi e convinciamoci che saranno tutti team "clienti" a correrci, va benissimo, anche se un giorno o l'altro dovremo toglierci questa aurea di finto buonismo e forse diventeremo più affascinanti agli occhi delle persone che certo stupide non sono.

Detto questo la categoria si sta diffondendo a livello mondiale e si arriva anche a campionati nazionali, come in Germania, con al via 40 vetture. Anche in Italia, con l'ottima formula dei "Racing Weekend" Acisport ha fatto molto bene. Lasciami dire che mi ricorda molto il successo dei Gruppi A, con i quali si è corso anche il mondiale rally. 

Uno sguardo infine al motorsport più in là negli anni: rally, pista, Le Mans… quale sarà l'elemento trainante?

Credo tutti questi: uno da solo non potrà mai essere forte abbastanza da mantenere da solo il motorsport insieme.

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