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Alex Proh alla vigilia della sua avventura in Nascar

Alex Proh

 Alex Proh, possiamo senz'altro affermare che sei un pilota a 360 gradi, che spazi dai rally fino alla pista, anzi fino agli "ovali" americani ….

Il pickup da 820 CV

Si, è così, anche se il mio cuore batte ancora per i rally ma tante cose, compreso esigenze professionali, mi hanno portato a quello che era un mio sogno fin da bambino, correre in "Nascar".  

Come ci sei arrivato? 

È stato, anzi lo è tutt'ora, un percorso molto difficile, soprattutto per entrarci in questo mondo: la "Nascar" è una sorta di lobby, veramente molto chiusa: gli americani sono diffidenti per natura, ma nella Nascar ancora di più: figurati io, pilota straniero, con licenza svizzera: però non basta la licenza "normale", serva una licenza specifica per correre in Nascar ed è quello che sto cercando di ottenere.

Anche logisticamente è molto pesante: gli Stati Uniti non sono proprio dietro l'angolo ed io sono sette mesi che faccio avanti ed indietro, restando ogni mese almeno dieci giorni: così facendo sono riuscito a creare il mio business anche negli Stati Uniti, esportando il mio prodotto Mc Alenik.

È fondamentale arrivare da loro con un progetto ben fatto: ci siamo prefissati di arrivare entro il 2020 alla massima categoria, la Monster Energy: per farlo nel 2018 dovremo iniziare obbligatoriamente dalla serie Camping World Truck Series, quindi nel 2019 la Xfinity Series e poi, speriamo, nel 2020 la Monster Energy.
Per arrivare alla massima serie Nascar non basta la valigia gonfia, purtroppo molto gonfia, ma devi ottenere risultati ed il benestare dei "grandi capi" che ti giudicano.

In tutti i test fatti finora per convincere anche il team abbiamo dovuto dimostrare di essere in grado di girare forte e costanti, il solo giro veloce non conta. Ma finora sono contento: professionalmente stiamo facendo bene ed anche i test per correre ed ottenere la licenza sono andati benissimo. 

Che differenza c'è con le corse europee?

La Nascar è incredibile ed i numeri parlano per lei: il giro d'affari è superiore di dieci volte rispetto alla Formula 1 e ogni gara è seguita da una media di 15 milioni di spettatori arrivando fino alla punta di 110 milioni durante l'apertura di stagione a Daytona. E questo 26 volte per la serie Pickup e per ben 42 gare all'anno nella massima serie. Nonostante questo, c'è il massimo rispetto fra tutti ed i campioni, veri dio in terra per gli appassionati, sono persone normalissime con le quali parli senza problemi: c'è un clima familiare ed è questo che piace alla gente, che si fa anche 2.000 km per ottenere un autografo.

Una delle cose che noti subito e che risulta anche da uno studio di marketing, è che negli States l'appassionato crede nel suo beniamino a tal punto di comprare nella vita di tutti i giorni, i prodotti degli sponsor che appoggiano il pilota, in modo da dargli sostegno economico e poterlo vederlo sempre correre. Da noi temo succeda il contrario.

Com'è guidare una vettura Nascar e farlo sugli "ovali"? 

Sono macchine completamente diverse dalla concezione europea: non c'è nessun tipo di ausilio alla guida, le vetture sono spinte da motori 8 cilindri che vanno dai 350 CV di potenza dalla serie più "piccola" fino ai 950 della "monster"; i pickup con i quali correrò il prossimo anno hanno circa 820 CV. Sono vetture molto scorbutiche, cattive però meccanicamente fortissime: hanno un differenziale posteriore grosso come quello di un autocarro, un albero di trasmissione grande e robusto e un "motoraccio" potente.
Guidare sugli ovali richiedere una tecnica difficile, se non la provi non capisci e non te ne rendi conto nemmeno dai filmati: quando viaggi a 300 km/h e sei in tre affiancati in una curva…. Ecco, lì devi fare la differenza. A un pilota a cui piace la velocità, queste gare donano sensazioni fantastiche! Dal punto di vista della sicurezza, sono vetture molto sicure e resistono a "botte" incredibili. Sono molto avanti da quel punto di vista.

Una delle cose che rende la Nascar appassionante per gli spettatori è anche l'incertezza del risultato: vince sempre un pilota diverso e non c'è molta differenza fra le vetture di un team top ed uno "piccolo".

Mi dispiace che da noi non si capisca come portare questo interesse nelle gare: basterebbe copiare le cose che già funzionano, ci vorrebbe poco..

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